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lunedì 23 gennaio 2017

Il mio viaggio a Belgrado - i preparativi geopolitici

Fra poco più di due mesi, con un paio di amici miei, andrò a Belgrado. L'idea di andare a visitare la capitale serba mi è venuta studiando, per svariati esami, la storia di quei luoghi. Inutile dire quanto possa essere intrigante per un appassionato del novecento visitare una delle capitali europee più cruciali per l'intera storia del "secolo breve". E così ho deciso di iniziare questa piccola rubrica, più per conoscenza e necessità personale che per vanagloria internauta. Dopo aver prenotato il volo (Alitalia, 120 euro andata-ritorno), domani vedremo dove alloggiare, se sarà più conveniente prendere un piccolo appartamento o andare in un ostello. Prima ancora di studiare le bellezze culturali che Belgrado può offrire (e ce ne sono molte, alla faccia di chi mi ha detto: 'Ma che ci vai a fare lì, non c'è niente'), la qual cosa richiede più tempo, ed ora non posso che ritagliarmi pochi minuti al giorno - causa esami -, sto leggendo qualche articolo sulla situazione geopolitica della Serbia. Lo dico in partenza: la mia conoscenza sulla situazione serba è un po' datata e stereotipata. O meglio: posso intuire alcune dinamiche e immaginare qualche problematica, ma insomma non mi sono mai interessato particolarmente a quanto stia accadendo nella regione dopo la grande guerra degli anni novanta.

Perché il bello di un viaggio è poi scoprire cosa pensano le persone che ivi abitano, in cosa credono, chi sono i loro nemici, chi sono i loro amici, cosa dicono degli altri, le loro aspirazioni, speranze, sogni, paure. Ed io, da studente universitario di Relazioni Internazionali non ancora laureato, non posso che, almeno inizialmente, partire dalla situazione geopolitica attuale, camminando sempre in bilico fra un passato fin troppo noto, ed un presente poco conosciuto.

Il metodo è classico: andare su Google, digitare "Serbia", filtrare con le 'Notizie' e vedere cosa viene fuori. Uno dei primi articoli che vengono fuori riguardano i rapporti col Kosovo. La regione del Kosovo si è autoproclamata indipendente nel 2008, riconosciuta da alcuni paesi (UE in primis) ma ovviamente non dalla stessa Serbia, con i quali i rapporti sono rimasti piuttosto tesi. Il Kosovo è una regione, per chi non lo sapesse, situata fra Albania e Serbia, e di fatti i problemi etnico-religiosi nascono proprio da ciò. La guerra scoppiata negli anni novanta, e non gestita affatto da noi europei, ha portato ad un ruolo da protagonista degli USA, i quali hanno pensato bene -giustamente- a coltivare i propri interessi, favorendo il movimento indipendentista albanese-musulmano del Kosovo, per un avvicinamento diplomatico con la Turchia (che alla luce dei recenti avvenimenti sembra non aver funzionato). Ciò ha portato alla proclamazione del Kosovo, che però è in continua tensione con il governo serbo, inutile ribadirlo. L'ultima scaramuccia fra i due paesi (chiamiamola scaramuccia), è che il treno che andava dalla Serbia al Kosovo è stato ricoperto di scritte in cui si diceva: "Il Kosovo è Serbia", in varie lingue del mondo. La cosa non è sfociata in niente di serio, per fortuna, ma la regione albanese era pronta al confine, schierando truppe pronte ad intervenire per qualsiasi evenienza.

Paradossalmente invece, ma forse neanche tanto, sembrano essere rilassatissimi i rapporti con la vicina Serbia. Se è pur vero che l'economia non preserva la pace, come credevano invece gli ingenuotti borghesucci prima della prima guerra mondiale, è altrettanto vero che la allontana. Insomma, ciò che è agli atti è che i rapporti fra la nazione Serba e Bosniaca a livello economica stanno andando benone, con uno scambio commerciale che supera il miliardo, e questa non può che essere una buona notizia.

Insomma, se la situazione con la Bosnia sembra essere rilassata, col Kosovo le cose non vanno benissimo. Non che mi faccia piacere, ma è necessario ricordare anche che in Kosovo c'è un cospicuo numero di aspiranti terroristi islamici, che avevano già tentato di colpire in occasione del match Albania-Israele.

E' pur vero ribadire che, a quanto pare, neanche i mercatini natalizi di Berlino, o passare una piacevole serata a Parigi sembra essere molto più sicuro. E, per mia esperienza personale, quando sono stato ad Istanbul, esattamente nel periodo fra il tentato golpe e la strage di capodanno, non mi è successo nulla, né ho avuto la percezione che qualcosa potesse accadere.

Rimanendo in ambito geopolitico, è lapalissiano ricordare i rapporti millenari di amicizia (e religione) che intercorrono fra Russia e Serbia. Recentemente Mosca ha venduto a Belgrado numerosi aerei, e ha sempre usato la Serbia come punto di pressione sull'Europa. Vale però anche il contrario. Belgrado spinge da molti anni per entrare nell'Unione Europea, ma con tante, forse troppe, riserve. E volendo avere più forza nel trattato, ha sempre cercato di usare la propria amicizia con Mosca a proprio vantaggio, pur con scarsi risultati.

Ciò che è evidente è come l'Europa non si sia mai troppo interessata di ciò che all'epoca venne chiamato il giardino di casa, lasciando i balcani al proprio destino, quando forse, per la sua stessa sicurezza, avrebbe dovuto allungare i propri tentacoli. A differenza della Russia, che nelle sue varie varianti politiche, da molti secoli ha allargato la propria sfera di sicurezza arrivando proprio fino a Belgrado.

@FedeScony

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