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martedì 31 gennaio 2017

Il mio viaggio a Belgrado - i rapporti con la Bosnia

Non è mia intenzione sviluppare tutte le problematiche fra questi due paesi, e ripercorrere la storia delle loro relazioni. Ma ho letto un articolo che mi ha molto intrigato, soprattutto alla luce di un altro articolo di cui vi avevo parlato nel primo post

Penso che alla fine, piano piano, uscirà fuori un quadro completo - ed anche storico - dei rapporti fra questi due paesi dei balcani, legati indissolubilmente dalla storia. Comunque, questo è quanto.

Il governo della Bosnia sta aiutando quello Serbo ad aprirsi al mercato internazionale. Sempre in ambito militare, ma non con la Russia (sui rapporti con la quale la Serbia non è seconda a nessuna, almeno nei balcani), bensì con l'Arabia Saudita. A dire il vero, nella mia ignoranza tutto mi sarei aspettato tranne che un rapporto economico così stretto con gli arabi. Ma poi, a ben pensarci, ciò non è così strano. In primis, la Serbia ha una componente musulmana (e vent'anni fa ce ne siamo drammaticamente accorti), poi l'intera penisola balcanica è una sorta di terra di conquista, almeno dal punto di vista economico (anche perché dal punto di vista politico anche basta, soprattutto da parte degli arabi. Richiama brutti ricordi ottomani). Non solo la Russia, ma basti pensare agli accordi che la Cina sta firmando con Belgrado.

Insomma, questo è il fatto: la Bosnia ha messo in contatto la Serbia per la vendita di armi all'Arabia Saudita, secondo quanto riportato nell'articolo, probabilmente per riportare la calma fra i due paesi, dove la tensione è salita alle stelle da qualche tempo a questa parte. Ma qui ci scappa la terza domanda: ma perché mai l'Arabia Saudita ha bisogno di armi? Domanda stupida mi rendo conto, ma forse nella mia ignoranza posso riformularla meglio: perché comprarle dalla Serbia e dalla Bosnia? Soprattutto alla luce del fatto che gli stessi serbi spesso e volentieri comprano mezzi militari dai compagni russi. 

E' chiaro che la Serbia, dopo anni di isolamento internazionale, con le porte dell'Europa chiuse da un negoziato al rilento, cerchi di contrattare con l'Unione da una posizione di forza. Ovvero forte di contratti commerciali e bilancia di pagamento allettanti. 

Che tanto poi di diritti umani, profughi, migranti e via dicendo alla UE non è che interessi più di tanto.

lunedì 30 gennaio 2017

Il mio viaggio a Belgrado - La casa 2

Eh sì, perché vi avevo lasciato con questa ansietta. 

Come ho risolto il problema della casa, e di conseguenza del visto? Abbiamo prenotato un appartamento (a quanto pare gettonatissimo) in pieno centro da due loschi figuri, tali Lazar & Dusan, che pare facciano tutto insieme. A parte gli scherzi, sembrano persone apposto, sia per la cortesia che ci hanno riservato, nel rispondere subito con garbo alle nostre domande, sia per i commenti lasciati sotto dagli utenti - anche italiani - positivi, se non entusiasti, dell'alloggio. Dunque ci siamo fidati. Anche perché, come vi dicevo, è l'opzione meno costosa, e forse anche più comoda. 

Rimane il fatto che il nostro, o almeno il mio, immaginario comune sulle persone serbe è strettamente collegato ai film di Kusturica, e dunque io mi posso già immaginare in testa l'ipotetica giornata tipo di Lazar e Dusan, che hanno dei nomi a mio modo di vedere ampliamente evocativi. Comunque sia, Lazar (che poi è il vero boss della casa), ci ha detto che Dusan ci accompagnerà in commissariato. Posso già immaginare la scenetta che ne verrà fuori. Volevano anche prenderci all'aeroporto e portarci in casa, ma il viaggio ci sarebbe costato 15 euro. Non tanto, soprattutto diviso tre, è vero, ma con i bus ufficiali ci viene a costare qualcosa come un euro a testa. Non conviene.

Bel viaggio a risparmio che stiamo facendo eh? Li potremmo pure spendere du soldi no?

Però bene così. Ora, come sostengo il prossimo esame, mi metto a studiare le bellezze artistiche e culturali di Belgrado. збогом!

mercoledì 25 gennaio 2017

Il mio viaggio a Belgrado - La Casa

Come vi avevo accennato, con i miei due amici stiamo cercando un posto dove stare durante la nostra vacanza a Belgrado. A dire il vero lo abbiamo trovato. Ma andiamo con ordine.

Le opzioni al vaglio erano due: l'ostello e l'appartamento privato. Abbiamo escluso l'albergo a prescindere, io in primis perché andare in albergo mi fa sempre pensare ad una vacanza romantica. Ma di ragazze intorno a me se ne vedono davvero poche, e dunque per non cadere in depressione ho deciso di scartarlo. 

La discriminante ultima e definitiva fra ostello e appartamento era ovviamente il prezzo: eravamo indotti a prenotare quello che costava di meno. E, udite udite, paradossalmente l'appartamento privato affittato dai serbi costava di meno. Non solo, ma ovviamente portava con sé una serie di vantaggi di non poco conto: la totale indipendenza da altri turisti, uno spazio più grande, più bello e dove poter fondamentale esercitare la propria libertà in modo più ampio. Ma in definitiva costava di meno. E' però bene riferirvi qualche numero. Mentre l'ostello veniva a costare (tre persone per tre notti) più di cento euro - che comunque è basso -, l'appartamento in media veniva in totale 80 euro, se non di meno. Dunque, scelta quasi obbligata. 

Ma sul sito della Farnesina, che sono andato a vedere per scrupolo, ho trovato scritto quanto segue: "Il visto d'ingresso non è necessario per turismo per un periodo massimo di 90 giorni. Tutti gli stranieri hanno l’obbligo di registrarsi presso l’ufficio di polizia entro 24 ore dall’arrivo". Una frase che in realtà è più ambigua di quanto si possa pensare. Dalla prima parte sembrerebbe che per i turisti che restano meno di novanta giorni in Serbia non sia necessario il visto, ma nella seconda parte della frase quasi si contraddice, la Farnesina, affermando che in ogni caso gli stranieri hanno l'obbligo di registrarsi all'arrivo. Per scrupolo ho mandato perfino una mail all'ambasciatore italiano in Serbia, il quale invece mi ha detto di dover passare in commissariato in qualsiasi caso, a prescindere dai giorni di permanenza. 

Tutto ciò ovviamente sarebbe stato fatto automaticamente qualora fossimo andati in un ostello, ma una casa privata, un appartamento prenotato via AirBnB ovviamente non offre questo servizio. Abbiamo dunque mandato un messaggio ai due proprietari per chiedere informazioni, sperando possano rispondere entro breve. 

In tutto ciò è ovvio per me affermare che sarebbe meglio evitare un commissariato serbo. 

In attesa di una loro risposta, spero che la lettura di questo blog possa comunque esservi utile. 

@FedeScony

lunedì 23 gennaio 2017

Il mio viaggio a Belgrado - i preparativi geopolitici

Fra poco più di due mesi, con un paio di amici miei, andrò a Belgrado. L'idea di andare a visitare la capitale serba mi è venuta studiando, per svariati esami, la storia di quei luoghi. Inutile dire quanto possa essere intrigante per un appassionato del novecento visitare una delle capitali europee più cruciali per l'intera storia del "secolo breve". E così ho deciso di iniziare questa piccola rubrica, più per conoscenza e necessità personale che per vanagloria internauta. Dopo aver prenotato il volo (Alitalia, 120 euro andata-ritorno), domani vedremo dove alloggiare, se sarà più conveniente prendere un piccolo appartamento o andare in un ostello. Prima ancora di studiare le bellezze culturali che Belgrado può offrire (e ce ne sono molte, alla faccia di chi mi ha detto: 'Ma che ci vai a fare lì, non c'è niente'), la qual cosa richiede più tempo, ed ora non posso che ritagliarmi pochi minuti al giorno - causa esami -, sto leggendo qualche articolo sulla situazione geopolitica della Serbia. Lo dico in partenza: la mia conoscenza sulla situazione serba è un po' datata e stereotipata. O meglio: posso intuire alcune dinamiche e immaginare qualche problematica, ma insomma non mi sono mai interessato particolarmente a quanto stia accadendo nella regione dopo la grande guerra degli anni novanta.

Perché il bello di un viaggio è poi scoprire cosa pensano le persone che ivi abitano, in cosa credono, chi sono i loro nemici, chi sono i loro amici, cosa dicono degli altri, le loro aspirazioni, speranze, sogni, paure. Ed io, da studente universitario di Relazioni Internazionali non ancora laureato, non posso che, almeno inizialmente, partire dalla situazione geopolitica attuale, camminando sempre in bilico fra un passato fin troppo noto, ed un presente poco conosciuto.

Il metodo è classico: andare su Google, digitare "Serbia", filtrare con le 'Notizie' e vedere cosa viene fuori. Uno dei primi articoli che vengono fuori riguardano i rapporti col Kosovo. La regione del Kosovo si è autoproclamata indipendente nel 2008, riconosciuta da alcuni paesi (UE in primis) ma ovviamente non dalla stessa Serbia, con i quali i rapporti sono rimasti piuttosto tesi. Il Kosovo è una regione, per chi non lo sapesse, situata fra Albania e Serbia, e di fatti i problemi etnico-religiosi nascono proprio da ciò. La guerra scoppiata negli anni novanta, e non gestita affatto da noi europei, ha portato ad un ruolo da protagonista degli USA, i quali hanno pensato bene -giustamente- a coltivare i propri interessi, favorendo il movimento indipendentista albanese-musulmano del Kosovo, per un avvicinamento diplomatico con la Turchia (che alla luce dei recenti avvenimenti sembra non aver funzionato). Ciò ha portato alla proclamazione del Kosovo, che però è in continua tensione con il governo serbo, inutile ribadirlo. L'ultima scaramuccia fra i due paesi (chiamiamola scaramuccia), è che il treno che andava dalla Serbia al Kosovo è stato ricoperto di scritte in cui si diceva: "Il Kosovo è Serbia", in varie lingue del mondo. La cosa non è sfociata in niente di serio, per fortuna, ma la regione albanese era pronta al confine, schierando truppe pronte ad intervenire per qualsiasi evenienza.

Paradossalmente invece, ma forse neanche tanto, sembrano essere rilassatissimi i rapporti con la vicina Serbia. Se è pur vero che l'economia non preserva la pace, come credevano invece gli ingenuotti borghesucci prima della prima guerra mondiale, è altrettanto vero che la allontana. Insomma, ciò che è agli atti è che i rapporti fra la nazione Serba e Bosniaca a livello economica stanno andando benone, con uno scambio commerciale che supera il miliardo, e questa non può che essere una buona notizia.

Insomma, se la situazione con la Bosnia sembra essere rilassata, col Kosovo le cose non vanno benissimo. Non che mi faccia piacere, ma è necessario ricordare anche che in Kosovo c'è un cospicuo numero di aspiranti terroristi islamici, che avevano già tentato di colpire in occasione del match Albania-Israele.

E' pur vero ribadire che, a quanto pare, neanche i mercatini natalizi di Berlino, o passare una piacevole serata a Parigi sembra essere molto più sicuro. E, per mia esperienza personale, quando sono stato ad Istanbul, esattamente nel periodo fra il tentato golpe e la strage di capodanno, non mi è successo nulla, né ho avuto la percezione che qualcosa potesse accadere.

Rimanendo in ambito geopolitico, è lapalissiano ricordare i rapporti millenari di amicizia (e religione) che intercorrono fra Russia e Serbia. Recentemente Mosca ha venduto a Belgrado numerosi aerei, e ha sempre usato la Serbia come punto di pressione sull'Europa. Vale però anche il contrario. Belgrado spinge da molti anni per entrare nell'Unione Europea, ma con tante, forse troppe, riserve. E volendo avere più forza nel trattato, ha sempre cercato di usare la propria amicizia con Mosca a proprio vantaggio, pur con scarsi risultati.

Ciò che è evidente è come l'Europa non si sia mai troppo interessata di ciò che all'epoca venne chiamato il giardino di casa, lasciando i balcani al proprio destino, quando forse, per la sua stessa sicurezza, avrebbe dovuto allungare i propri tentacoli. A differenza della Russia, che nelle sue varie varianti politiche, da molti secoli ha allargato la propria sfera di sicurezza arrivando proprio fino a Belgrado.

@FedeScony