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giovedì 8 giugno 2017

Quando gli ebrei entrarono a Gerusalemme

“Quando il 7 giugno del 1967 i soldati israeliani entrarono nella parte est di Gerusalemme, anche nel più ateo fra le donne e gli uomini dell’esercito qualcosa si mosse nel cuore. Il sogno millenario di vedere in terra un nuovo regno di Sion; decenni di lotte, guerre, speranze, morti; anni di duro sacrificio nei kibbutzim, di battaglie strada per strada, quartiere per quartiere; anni di martiri ed eroi, profeti e lavoratori; la spartizione, il sogno che diventa realtà; il conflitto mondiale, l’olocausto, lo sterminio di un popolo; la guerra, il terrore di essere ributtati in mare; la vittoria contro Golia, ma con la consapevolezza che non tutto era ancora compiuto. Ecco, tutto questo devono aver pensato le donne e gli uomini d’Israele quando entrarono a Gerusalemme e si diressero al muro del pianto. Qualcosa di divino era accaduto, il disegno di Dio si era compiuto, avranno pensato: Gerusalemme, dopo migliaia e migliaia di anni era tornata ad essere la capitale ebraica. Non i romani, non gli ottomani, non gli inglesi avevano posto fine al sogno di milioni di ebrei, di tutti i luoghi e di tutti i tempi, che testardamente si erano dati appuntamento, quel 7 giugno di cinquant’anni fa, a Gerusalemme”.

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